Sono Ingegnere Biomedico, ex manager, Mindfulness Counselor, insegnante di meditazione, facilitatrice di consapevolezza e integrazione in particolare nel campo delle dipendenze affettive e fame emotiva, ma il titolo che meglio mi rappresenta è quello di ricercatrice di verità ultima e senso profondo.
Nel descrivere il lavoro interiore non amo parlare di crescita, ma di discesa.
Discendere significa calarsi verso il basso dentro di sé, oltre il rumore dei condizionamenti, come nelle profondità del mare dove l’acqua è limpida e nella quiete del vuoto si mostra la verità.
E' questo istinto di scoperta e curiosità, il filo conduttore che guida la mia vita da che ho memoria. E proprio nell'esplorazione profonda di me, ho visto come ogni cambiamento, ogni momento di nebbia o di svolta, non era una deviazione, ma un invito a scendere più a fondo in me stessa, anche quando era scomodo.
La mia strada professionale è passata attraverso una laurea in ingegneria biomedica e molti anni come manager in azienda.
Il mondo dei sistemi e dei processi mi ha insegnato a organizzare, pianificare e rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe astratto. Sul campo ho compreso presto che nessuna struttura, per quanto ben progettata, funziona da sola: ciò che accade dentro una persona ha un impatto inevitabile su ciò che accade fuori e, in mancanza di una direzione chiara, anche la vitalità rischia di disperdersi.
Così notavo che ascolto e connessione nutrivano sempre più il mio modo di entrare in relazione con le persone. E lo stesso accadeva in me.
Questo bisogno di accorciare la distanza tra strategia e vissuto umano mi ha condotta a una formazione triennale in counseling a indirizzo deep mindfulness e ad approfondire i miei studi nel campo delle dipendenze affettive e della fame emotiva.
L'approccio mindfulness è stato una carezza gentile che mi ha restituito la libertà di guardare ciò che accade dentro e fuori da me con gentilezza e pazienza. Quella libertà che con gli anni silenziamo sotto il peso delle aspettative, nostre e degli altri.
I miei due movimenti interni si sono incontrati dentro di me, come uno specchio: l'anima ingegneristica di dare struttura e direzione si è amalgamata con l'esplorazione interiore e così ogni cambiamento profondo trovava un'ancora e una forma concreta nella vita di ogni giorno.
Le mie qualità e i miei strumenti sono stati prima di tutto i miei salvagenti mentre mi muovevo fra i miei schemi, le mie aspettative mancate, le strade già tracciate che non volevo più percorrere.
Quello che avevo iniziato da tempo in campo personale e professionale era il mio viaggio di ritorno. Un ritorno alla mia natura intera. Un viaggio di consapevolezza e integrazione delle mie parti.
È da qui che nasce il mio desiderio vivo di lavorare con le donne. Con un femminile tramandato rimasto appeso ai giudizi, a volte rimpicciolito, spesso inconsciamente auto silenziato. Un femminile che ha imparato a stare, ma non sempre ad abitarsi.
Un sottile vuoto si fa peso, anche quando la vita è piena. Un senso di solitudine difficile da nominare, in cui le donne smarriscono la fiducia nel proprio sentire e affidano a mani altrui la propria serenità.
A loro porto questo spazio.
Attraverso la relazione, la presenza e la costruzione intenzionale del quotidiano, le accompagno in una riscoperta delle proprie risorse che sostengano e rendano nutriente lo stare in relazione con sé, con l’altro e con la società. In una discesa sotto il rumore che ci distrae dalla sana stima di noi, dalla fiducia nelle nostre scelte, dalla nostra autonomia in ogni forma.
Il mio compito è offrire quel luogo sicuro per raggiungersi, incontrare le proprie parti e ritesserle insieme.
Con Fede e Amor Proprio.